Canterò in eterno la Misericordia del Signore. Diario - Sr. Faustina
Il QUADERNO
G.M.G. + Canterò in eterno la Misericordia del Signore Di fronte a tutto il popolo, Poiché questo è il più grande attributo dì Dio, E per noi un miracolo continuo. Scaturisci dalla Trinità Divina, Ma da un unico amorevole grembo; La Misericordia del Signore apparirà all'anima, In tutta la sua grandezza, quando cadrà il velo. Dalla sorgente della Tua Misericordia, o Signore, Sgorga ogni felicità e vita, Perciò voi creature tutte ed elementi Cantate in estasi l'inno della Misericordia. Le viscere della Misericordia di Dio sono state aperte per noi Dalla vita di Gesù morto sulla Croce, Non dovresti perciò dubitare né disperare, o peccatore, Ma confidare nella Misericordia, poiché anche tu puoi diventare santo. Due sorgenti in forma di raggi sono scaturite Dal Cuore di Gesù, Non per gli Angeli, né per i Cherubini o i Serafini, Ma per la salvezza dei peccatori.
+ G.M.G. O VOLONTÀ DI DIO, SII IL MIO AMORE. O mio Gesù, Tu sai che non avrei scritto nemmeno una lettera dell'alfabeto dì mia iniziativa, e se scrivo lo faccio soltanto per un ordine preciso della santa obbedienza.
DIO
E ANIME. Sr. M. Faustina, del Santissimo Sacramento
O Gesù, o Dio nascosto, Il mio cuore Ti sente, Benché Ti coprano
i veli. Tu sai che Ti amo.
G.M.G. IN ONORE DELLA SANTA TRINITA.
Pregai la Madre Superiora di autorizzarmi a digiunare per quaranta giorni, prendendo una fetta di pane ed un bicchiere d'acqua al giorno. Ma la Madre Superiora non mi diede il permesso per quaranta giorni, ma solo per sette giorni, uniformandosi al parere del confessore. «Non posso esonerarla del tuttveste uguale a quella che Egli ha portato durante la Passione, e non solo la veste, I ma dovranno imprimere su di sé le impronte per le quali Egli si distinse, e queste sono: la sofferenza ed il disprezzo. Ognuna dovrà tendere al massimo rinnegamento del proprio io e ad amare l'umiltà, e quella che si distinguerà maggiormente in questa virtù, sarà idonea a dirigere le altre. Dato che il Signore ci ha fatte compagne della Sua Misericordia, anzi di più, dispensatrici, dobbiamo avere un grande amore per ogni anima, a cominciare dalle anime elette fino alle anime che ancora non conoscono Dio. Con la preghiera e la mortificazione giungeremo fino ai paesi selvaggi, aprendo la strada ai missionari. Ricorderemo che il missionario è come il soldato al fronte, che non può resistere a lungo se non è sostenuto da forza esterna che non partecipa direttamente alla battaglia, ma gli fornisce tutto ciò di cui ha bisogno. Questo è rappresentato dalla preghiera. Ognuna pertanto deve distinguersi per spirito di apostolato. Mentre questa sera stavo scrivendo nella mia cella, ho udito questa voce: « Non uscire da questa congregazione, abbi pietà di te stessa. Ti attendono grandi sofferenze ». Mi sono girata in direzione della voce, ma non ho visto nulla ed ho continuato a scrivere. Ad un tratto ho avvertito un sussurro e queste parole: « Appena esci, ti distruggeremo. Non ci tormentare ». Quando ho guardato, ho visto molti brutti ceffi, ma appena ho fatto col pensiero il segno della croce, sono spariti tutti immediatamente. Quanto è orribilmente brutto satana! Povere le anime dannate, che debbono vivere in sua compagnia; la sola sua vista è più ripugnante di tutte le pene dell'inferno. Dopo un momento ho udito questa voce nell'anima: « Non aver paura di nulla, non ti capiterà niente se Io non voglio ». Dopo queste parole del Signore, una forza misteriosa è entrata nella mia anima e gioisco immensamente della bontà di Dio. Il postulato. Età richiesta per essere accolta. Ogni persona dai quindici ai trent'anni può essere accolta. In primo luogo bisogna badare allo spirito dal quale è animata una data persona ed al carattere e vedere se ha una volontà decisa ed il coraggio di seguire le orme di Gesù e questo con gioia ed esultanza, poiché Dio ama chi dà gioiosamente. Deve disprezzare il mondo e se stessa. La mancanza della dote non sarà mai motivo di mancata accettazione. Ci devono essere naturalmente tutte le formalità; non accogliere quando ci sono situazioni imbrogliate. Inoltre non possono essere accolte persone melanconiche, propense alla tristezza, con malattie infettive, caratteri ambigui, sospettosi, inadatti alla vita religiosa. Bisogna fare grande attenzione nella scelta dei membri, poiché basta una persona inadatta per mettere in subbuglio tutto un convento. La durata del postulato. il postulato durerà un anno. un quel periodo una data persona dovrebbe vedere se quel tipo di vita le piace e se è adatto o meno a lei e nello stesso tempo la maestra deve controllare attentamente se quella data persona è adatta o meno a quel sistema di vita. Dopo un anno, se risulta che ha buona volontà ed un sincero desiderio dì servire il Signore, bisogna accoglierla in noviziato. Il noviziato deve durare un anno senza alcuna interruzione. Le novizie devono essere istruite sulle virtù che riguardano i voti e sull'importanza dei voti stessi. La maestra deve mettere ogni impegno nel dar loro una solida formazione. Le eserciti nell'umiltà, poiché solo un cuore umile osserva con facilità i voti e prova grandi gioie che Dio elargisce alle anime fedeli. Non avranno l'impegno di un lavoro di responsabilità, in modo che possano dedìcarsi liberamente al proprio perfezionamento. Sono rigorosamente tenute ad osservare le regole e le norme in vigore, come del resto le postulanti. Dopo un anno di noviziato, se la novizia si è mostrata fedele, si può ammetterla a pronunciare i voti per un anno; questi devono essere ripetuti per tre anni. Allora può già avere incarichi di responsabilità, ma apparterrà al noviziato ed una volta alla settimana deve partecipare alle lezioni assieme alle novizie e gli ultimi sei mesi li passerà del tutto in noviziato, per prepararsi bene alla professione solenne. Per quel che riguarda il vitto, non faremo uso di carne. il vitto sarà tale che anche per questo i poveri non abbiano nulla da invidiarci. Tuttavia nei giorni di festa ci potrà essere qualche differenza rispetto ai giorni normali. Ci saranno tre pasti al giorno; osserveremo rigorosamente i digiuni nello spirito primitivo e soprattutto i due grandi digiuni. Il vitto sia identico per turte le suore, escludendo qualsiasi eccezione, in modo che la vita comunitaria sia osservata in tutta la sua integrità, sia per il vitto che per il vestiario, come per l'arredamento della cella. Però se qualche suora si ammala, dovrà avere ogni miglior trattamento. Per quanto riguarda la preghiera. Un'ora dì meditazione, santa Messa e santa Comunione, le preghiere, due esami di coscienza, l'ulficio, il rosario, la lettura spirituale, un'ora dì preghiera durante la notte. Per quanto riguarda l'ordine del giorno e l'orario, si può far meglio quando cominceremo a vivere secondo questo sistema. Ad un tratto udii nell'anima queste parole: « Ti assicuro una entrata fissa con la quale vivrai. L'impegno tuo è una totale fiducia nella Mia bontà, il Mio impegno è quello di darti tutto ciò di cui hai bisogno. Divento Io stesso dipendente dalla tua fiducia; se la tua fiducia sarà grande, la Mia generosità non conoscerà limiti ». Sul lavoro. Come persone povere, eseguiranno da sole tutti i lavori che si debbono fare in convento. Ognuna deve rallegrarsi se le capità un lavoro umiliante o contrario alla sua natura, poiché le sarà d'aiuto per la propria formazione interiore. La superiora cambierà spesso le mansioni delle suore ed in questo modo le aiuterà a staccarsi completamente da quelle minuzie, alle quali le donne hanno una particolare tendenza ad affezionarsi. In verità qualche volta mi vien da ridere quando vedo coi miei occhi delle anime, che hanno lasciato cose veramente grandi, attaccarsi a delle cianfiusaglie che non valgono nulla. Ogni suora starà per un mese in cucina, non escludendo nemmeno la superiora. Provino tutte qualsiasi fatica può capitare in convento, abbiano tutte sempre retta intenzione in tutto, poiché al Signore le situazioni poco chiare non piacciono affatto. Si accusino esse stesse delle mancanze esterne e chiedano la penitenza alla superiora; lo facciano in spirito di umiltà. Si amino vicendevolmente di un amore superiore, di un amore puro, vedendo in ogni consorella l'immagine dì Dio. La caratteristica particolare di questa piccola congregazione è l'amore, e qui non restringano il proprio cuore, ma vi racchiudano il mondo intero, dando concreta testimonianza ad ogni anima per mezzo della preghiera secondo la propria vocazione. Se secondo questo spirito saremo misericordiose, anche noi troveremo Misericordia. Ognuna dovrebbe avere un grande amore per la Chiesa. Come una brava figlia che ama la Madre prega per lei, così ogni anima cristiana deve pregare per la Chiesa, che per lei è Madre. E che dire poi di noi religiose, che ci siamo impegnate in modo particolare a pregare per la Chiesa? Quanto è grande dunque il nostro apostolato, sebbene sia così nascosto. Queste piccole cose quotidiane saranno deposte ai piedi di Gesù come un'offerta di implorazione per il mondo. Ma, affinché l'offerta sia gradita a Dio, deve essere pura e affinché l'offerta sia pura, il cuore deve liberarsi da ogni attaccamento naturale ed indirizzare tutti i sentimenti verso il proprio Creatore, amando in Lui tutte le creature, secondo la Sua santa volontà. E se ognuna si comporta così, in spirito di fervore, apporterà gioia alla Chiesa. Oltre ai voti vedo una regola importantissima, sebbene tutte siano importanti; metto tuttavia questa al primo posto, ed è la regola del silenzio. Per la verità, se questa regola venisse osservata rigorosamente, sarei tranquilla anche per le altre. Le donne hanno una grande propensione a parlare. In verità lo Spirito Santo non parla alle anime distratte e ciarliere, ma per mezzo delle sue tacite ispirazioni parla alle anime raccolte, alle anime silenziose. Se venisse osservato scrupolosamente il silenzio, non ci sarebbero mormorazioni, amarezze, maldicenze, chiacchiere, non verrebbe maltrattato l'amore del prossimo, in una parola molte mancanze verrebbero evitate. Una bocca silenziosa è oro puro e dà testimonianza della santità interiore. Ma ora desidero parlare subito della seconda regola, cioè del « parlare ». Tacere quando si deve parlare è un'imperfezione e talvolta anche un peccato. E perciò tutte devono partecipare alla ricreazione, e lanella sistemazione di quel convento e che poi conobbi alcuni anni dopo, ma l'avevo già conosciuto in visione. Vidi come sistemava tutto con grande dedizione in quel convento ed era aiutato anche da un altro sacerdote, che finora non ho conosciuto. Vidi la grata di ferro, dietro la quale c'era un panno scuro. In quella chiesa le suore non andavano. il giorno dell'Immacolata Concezione della Madonna, durante la santa Messa, sentii un fruscio di vesti e vidi la Madre Santissima risplendente e di una bellezza straordinaria. Aveva una veste bianca con una sciarpa azzurra e mi disse: « Mi dai una grande gioia quando adori la SS.ma Trinità per le grazie ed i privilegi che mi ha concesso ». E scomparve subito. Delle penitenze e delle mortificazioni. Al primo posto ci sono le mortificazioni interiori, ma praticheremo anche mortificazioni esteriori, esattamente indicate in modo che tutte possano praticarle. Esse sono: tre giorni alla settimana faremo digiuno stretto. I giorni sono: venerdì, sabato e mercoledì. Ogni venerdì, per il tempo necessario a recitare il salmo 50, il Miserere, si sottoporranno alla disciplina, tutte alla stessa ora, nelle proprie celle. L'ora indicata, le tre del pomeriggio, l'offriranno per i peccatori che stanno per morire. Durante i due grandi digiuni come nei giorni del trimestre nelle vigilie, il vitto sarà questo: durante il giorno un pezzo di pane ed un po' d'acqua. Ciascuna procuri di praticare queste mortificazioni, che sono prescritte per tutte, ma se qualche suora desidera qualche cosa dì più, chieda il permesso alla superiora. Ed ecco un'altra mortificazione generale: a nessuna suora è permesso entrare nella cella dì un'altra, senza un permesso speciale della superiora; la superiora invece deve entrare talvolta anche inaspettatamente nelle celle delle suore, non per una qualche forma di spionaggio, ma in spirito d'amore e per la responsabilità che ha davanti a Dio. Nessuna chiuderà nulla a chiave; la regola sarà la chiave generale per tutte. Un giorno, dopo la santa Comunione, vidi all'improvviso il Bambino Gesù che era accanto al mio inginocchiatoio e si reggeva all'inginocchiatoio con entrambe le manine. Benché fosse presente come un Bambino piccolo, la mia anima fu presa da timore e da paura, poiché vedevo in Lui il mio Giudice, il mio Signore e Creatore, davanti alla cui santità tremano gli angeli, e dall'altra parte la mia anima veniva inondata da un amore ineffabile, sotto l'influsso del quale mi sembrava di morire. Vedo ora che Gesù prima fortifica la mia anima e poi la rende idonea a trattare familiarmente con Sé, poiché diversamente non potrei sopportare quello che provo in quel momento. Il comportamento delle suore verso la superiora. Tutte le suore rispettino la superiora come Gesù stesso, come ho ricordato parlando del voto dell'obbedienza; trattino con lei con fiducia infantile, non mormorino mai, non disapprovino i suoi ordini, poiché questo non piace affatto al Signore. Ognuna si comporti con spirito dì fede nei confronti delle superiore, chieda con semplicità tutto quello di cui ha bisogno. Dio ce ne guardi e non si ripeta mai, anzi non avvenga mai, che qualcuna di voi debba essere motivo di tristezza o di lacrime per la superiora. Ognuna sappia che, come il quarto comandamento obbliga i figli a rispettare i genitori, lo stesso è per una religiosa verso la superiora. Non è una buona religiosa quella che si permette e osa giudicare la superiora. Siano sincere con la superiora e le parlino con semplicità infantile di tutto e delle loro necessità. Le suore si rivolgeranno alla loro superiora in questi termini: « La prego, suora superiora ». Non le baceranno mai la mano ed ogni volta che l'incontreranno lungo i corridoi, come pure quando andranno nella cella della superiora, diranno: « Sia lodato Gesù Cristo », facendo un lieve inchino col capo. Le suore fra di loro diranno: «La prego suor... » aggiungendo il nome. Nei confronti della superiora si comportino con spirito di fede e non con sentimentalismi oppure con adulazione, cosa indegna di una religiosa e che la degraderebbe molto. Una religiosa dev'essere libera come una regina e lo sarà se vivrà con spirito di fede. Non dobbiamo ascoltare e rispettare la superiora perché è buona, santa, prudente, no, non per questo, ma soltanto perché per me occupa il posto di Dio ed ascoltando lei, obbedisco a Dio stesso. il comportamento della superiora verso le suore. La superiora deve distinguersi per l'umiltà e per l'amore verso ciascuna suora, senza alcuna eccezione. Non si regoli sulla base della simpatia o dell'antipatia, ma secondo lo spirito dì Cristo. Sappia che Iddio le chiederà conto di ogni suora. Non faccia prediche alle suore, ma dia l'esempio di una profonda umiltà e di rinnegamento di sé e questo sarà l'insegnamento più efficace per le suddite. Sia risoluta, però mai aspra, abbia pazienza se la importunano con le stesse identiche domande, anche se dovesse ripetere cento volte la stessa cosa, ma sempre con la medesima calma. Cerchi di rendersi conto delle necessità delle suore e non aspetti che le vengano a chiedere questo o quello, poiché è differente l'indole delle anime. Se s'accorge che qualche suora è triste oppure sofferente, cerchi di aiutarla in tutti i modi e di confortarla; preghi molto e chieda lumi per sapersi comportare con ognuna di loro, poiché ogni anima è un mondo diverso. Iddio ha diversi modi di trattare con le anime, che talvolta per noi sono incomprensibilì ed inconcepibili, perciò la superiora sia prudente per non danneggiare l'azione di Dio in qualche anima. Non richiami mai le suore quando è nervosa, inoltre i rimproveri debbono essere sempre accompagnati da parole d'incoraggiamento. Occorre far capire ad un'anima che deve riconoscere il proprio errore, ma non bisogna abbatterla. La superiora deve dìstinguersi per l'amore concreto verso le suore; prenda ogni difficoltà sulle proprie spalle; per alleggerire gli impegni alle suore, non pretenda alcun servizio da parte delle suore, le rispetti come spose di Gesù e sia sempre pronta a servirle sia dì giorno che di notte; sia più propensa a pregare che a comandare. Abbia un cuore sensibile per le sofferenze delle suore ed essa stessa studi e si concentri su di un libro aperto, Gesù Crocifisso. Preghi sempre fervorosamente per impetrare luce, e soprattutto quando ha qualcosa d'importante da decidere con qualche suora. Si guardi bene dall'entrare nell'ambito delle loro coscienze, poiché in questo campo ha la grazia solo il sacerdote; ma può capitare che qualche anima senta il bisogno di confidarsi con la superiora. La superiora quindi può ricevere le confidenze dì un'anima, ma non dimentichi il segreto, poiché nulla disgusta maggiormente un anima del fatto che si dica ad altri ciò che essa ha detto in fiducia, cioè in segreto. Le donne hanno sempre la testa debole a questo riguardo; di rado s'incontra una donna che abbia la mente di un uomo. Procuri di essere profondamente unita a Dio e Dio governerà tramite lei, la Madonna sarà la superiora di quel convento e noi saremo le Sue figlie fedeli.
O mio Gesù, Tu sai che non avrei scritto nemmeno una lettera dell'alfabeto dì mia iniziativa, e se scrivo lo faccio soltanto per un ordine preciso della santa obbedienza.
O SS.ma Trinità, in cui è racchiusa la vita interiore di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, o gioia eterna, inimmaginabile abisso d'amore, che ti espandi su tutte le creature e le rendi felici, onore e gloria al Tuo Nome per i secoli dei secoli. Amen. Quando vengo a conoscere la Tua grandezza e la Tua bellezza, o mio Dio, gioisco indicibilmente per il fatto che il Signore, al quale servo, è tanto grande. Con amore e con gioia faccio la Sua santa volontà e quanto più Lo conosco, tanto più ardentemente desidero amarLo. Ardo dal desiderio di amarLo sempre più.
+ Il 14.
In questo giovedì, mentre si faceva l'adorazione notturna, sin dall 'inizio non mi è stato possibile pregare. Una strana aridità si era impadronita di me, non riuscivo a riflettere sulla dolorosa Passione di Gesù. Allora mi stesi sui pavimento a forma di croce ed offrii la dolorosa Passione di Gesù al Padre Celeste in riparazione dei peccati del mondo intero. Quando mi alzai da terra dopo quella preghiera andai al mio inginocchiatoio, ad un tratto vidi Gesù li vicino. Gesù aveva l'aspetto uguale a quello che aveva durante la flagellazione. Teneva nelle mani una veste bianca, che mi fece indossare, ed un cordone col quale mi cinse i fianchi e mi copri con un manto rosso, tale e quale a quello con cui fu coperto Lui durante la Passione, ed un velo dello stesso colore e mi disse: « Tu e le tue compagne avrete un abito così. La Mia vita, dalla nascita alla morte sulla Croce, sarà la vostra regola. Specchiati su di Me e vivi secondo questo modello; desidero che tu penetri più a fondo nel Mio spirito e tenga presente che sono mite ed umile di Cuore ». Una volta avvertii nell'anima una sollecitazione a mettermi all'opera ed a compiere tutto ciò che Dio esigeva da me. Entrai un momento in cappella ed udii questa voce nell'anima: « Perché hai paura? Pensi forse che Mi manchi l'onnipotenza e non possa venirti in aiuto?». Ed in quell'istante avvertii nell'anima una forza singolare e nulla mi sembravano tutte le contrarietà che mi potevano capitare nell'adempimento della volontà di Dio. Venerdì, durante la S. Messa, quando la mia anima era inondata dalla felicità di Dio, sentii nell'anima queste parole: « La Mia Misericordia è giunta alle anime attraverso il Cuore divino e umano di Gesù, come un raggio di sole attraverso un cristallo». Sentii nell'anima e compresi che ogni avvicinamento a Dio ci viene concesso per Gesù, in Lui e per Lui. Un giorno in cui terminò la novena a Ostia Brama, verso sera, dopo che erano state cantate le litanie, un sacerdote portò il Santissimo Sacramento nell'ostensorio. Quando lo posò sull'altare, vidi subito il Bambino Gesù, che allungava le Sue braccine verso Sua Madre, che allora aveva l'aspetto vivo. Quando la Madonna parlava con me, Gesù allungava le braccine verso il popolo lì riunito. La Madre Santissima mi disse dì accettare tutte le richieste di Dio come una bambina senza indagare minimamente; in caso contrario la cosa non sarebbe piaciuta a Dio. In quell'istante scomparve il Bambino Gesù e la Madonna perse l'aspetto vivo e l'immagine del santuario rimase come era prima. La mia anima allora venne inondata da una gioia ed un'esultanza grande e dissi al Signore: « Fa' di me quello che ti piace; sono pronta a tutto. Ma Tu, Signore, non allontanarTi da me nemmeno un istante ».
Pregai la Madre Superiora di autorizzarmi a digiunare per quaranta giorni, prendendo una fetta di pane ed un bicchiere d'acqua al giorno. Ma la Madre Superiora non mi diede il permesso per quaranta giorni, ma solo per sette giorni, uniformandosi al parere del confessore. «Non posso esonerarla del tutto dagli impegni, e ciò per riguardo verso le altre suore che potrebbero obiettare qualche cosa. Sorella, io le do il permesso, quando è possibile, di dedicarsi alla preghiera o di prendere nota di alcune cose, ma per quanto concerne il digiuno non riesco ad escogitare nulla ». Poi aggiunse: « Adesso vada, sorella, può darsi che mi venga qualche idea ». La domenica mattina compresi interiormente che, quando la Madre Superiora mi aveva destinata in portineria durante i pasti, pensava di potermi dare la possibilità di digiunare. Al mattino non andai a colazione, ma poco dopo mi recai dalla Madre Superiora e le dissi: « Dato che ho servizio alla porta, mi sarà molto facile evitare di essere notata ». E la Madre Superiora mi rispose: « Quando l'ho messa in tabella, pensavo proprio a questo ». Adesso capisco perché avevo avuto interiormente lo stesso pensiero.
+ RIASSUNTO GENERALE.
Non ci saranno mai case sfarzose, ma una modesta chiesetta e presso questa una
piccola comunità, un piccolo gruppetto di anime, che sarà composto
di non più di dìeci elementi, oltre ad altri due che dovranno
sbrigare le varie necessità della congregazione all'esterno e fare i
vari servizi in chiesa. Non porteranno un abito, ma vestiranno come i laici.
Avranno i voti, ma semplici e saranno strettamente sottomesse alla superiora,
che starà dìetro la grata. Avranno parte a tutti i beni spirituali
della congregazione, ma non ce ne potrà essere mai più di due,
preferibilmente una. Ogni casa sarà indipendente dall'altra, tuttavia
per la regola, i voti e lo spirlto saranno unite fra dì loro nel modo
più stretto. In casi eccezionali però si potrà inviare
una suora da una casa all'altra, come è possibile e, per la fondazione
di una nuova casa, prendere alcune religiose, se è necessario. Ogni casa
sarà soggetta all'Ordinario del luogo. Ogni religiosa abiterà
in una cella a parte, tuttavia la vita si svolgerà in comune, si riuniranno
assieme per la preghiera, per i pasti e la ricreazione. Ogni religiosa che emette
la professione, non vedrà più il mondo, nemmeno attraverso la
grata, che verrà ostruita da un panno scuro, ed anche i colloqui saranno
strettamente limitati. Sarà come una persona morta, che il mondo non
comprende e che non comprende il mondo. Deve interporsi fra la terra e il cielo
ed implorare incessantemente da Dio Misericordia per il mondo e forza per i
sacerdoti, affinché le loro parole non risuonino invano ed affinché
essi stessi riescano a mantenersi nella loro inconcepibile dignità
sebbene così esposti senza alcuna macchia... Non importa se di queste
anime ce ne saranno poche, ma saranno anime eroiche. Per le anime pusillanimi
e deboli non ci sarà posto. Fra di loro non ci sarà alcuna divisione
in cori, né si divideranno in madri e mammine, né in reverende
e reverendissime, ma saranno tutte uguali fra loro, anche se all'origine c'era
fra loro una grande differenza. Sappiamo chi era Gesù e come si è
umiliato e con chi ha avuto rapporti. Porteranno una veste uguale a quella che
Egli ha portato durante la Passione, e non solo la veste, I ma dovranno imprimere
su di sé le impronte per le quali Egli si distinse, e queste sono: la
sofferenza ed il disprezzo. Ognuna dovrà tendere al massimo rinnegamento
del proprio io e ad amare l'umiltà, e quella che si distinguerà
maggiormente in questa virtù, sarà idonea a dirigere le altre.
Dato che il Signore ci ha fatte compagne della Sua Misericordia, anzi di più,
dispensatrici, dobbiamo avere un grande amore per ogni anima, a cominciare dalle
anime elette fino alle anime che ancora non conoscono Dio. Con la preghiera
e la mortificazione giungeremo fino ai paesi selvaggi, aprendo la strada ai
missionari. Ricorderemo che il missionario è come il soldato al fronte,
che non può resistere a lungo se non è sostenuto da forza esterna
che non partecipa direttamente alla battaglia, ma gli fornisce tutto ciò
di cui ha bisogno. Questo è rappresentato dalla preghiera. Ognuna
pertanto deve distinguersi per spirito di apostolato. Mentre questa sera stavo
scrivendo nella mia cella, ho udito questa voce: « Non uscire da questa
congregazione, abbi pietà di te stessa. Ti attendono grandi sofferenze
». Mi sono girata in direzione della voce, ma non ho visto nulla ed ho
continuato a scrivere. Ad un tratto ho avvertito un sussurro e queste parole:
« Appena esci, ti distruggeremo. Non ci tormentare ». Quando ho
guardato, ho visto molti brutti ceffi, ma appena ho fatto col pensiero il segno
della croce, sono spariti tutti immediatamente. Quanto è orribilmente
brutto satana! Povere le anime dannate, che debbono vivere in sua compagnia;
la sola sua vista è più ripugnante di tutte le pene dell'inferno.
Dopo un momento ho udito questa voce nell'anima: « Non aver paura di
nulla, non ti capiterà niente se Io non voglio ». Dopo queste
parole del Signore, una forza misteriosa è entrata nella mia anima e
gioisco immensamente della bontà di Dio. Il postulato. Età richiesta
per essere accolta. Ogni persona dai quindici ai trent'anni può essere
accolta. In primo luogo bisogna badare allo spirito dal quale è animata
una data persona ed al carattere e vedere se ha una volontà decisa ed
il coraggio di seguire le orme di Gesù e questo con gioia ed esultanza,
poiché Dio ama chi dà gioiosamente. Deve disprezzare il mondo
e se stessa. La mancanza della dote non sarà mai motivo di mancata accettazione.
Ci devono essere naturalmente tutte le formalità; non accogliere
quando ci sono situazioni imbrogliate. Inoltre non possono essere accolte persone
melanconiche, propense alla tristezza, con malattie infettive, caratteri
ambigui, sospettosi, inadatti alla vita religiosa. Bisogna fare grande
attenzione nella scelta dei membri, poiché basta una persona inadatta
per mettere in subbuglio tutto un convento. La durata del postulato. il postulato
durerà un anno. un quel periodo una data persona dovrebbe vedere se quel
tipo di vita le piace e se è adatto o meno a lei e nello stesso tempo
la maestra deve controllare attentamente se quella data persona è adatta
o meno a quel sistema di vita. Dopo un anno, se risulta che ha buona volontà
ed un sincero desiderio dì servire il Signore, bisogna accoglierla in
noviziato. Il noviziato deve durare un anno senza alcuna interruzione. Le novizie
devono essere istruite sulle virtù che riguardano i voti e sull'importanza
dei voti stessi. La maestra deve mettere ogni impegno nel dar loro una solida
formazione. Le eserciti nell'umiltà, poiché solo un cuore umile
osserva con facilità i voti e prova grandi gioie che Dio elargisce alle
anime fedeli. Non avranno l'impegno di un lavoro di responsabilità, in
modo che possano dedìcarsi liberamente al proprio perfezionamento. Sono
rigorosamente tenute ad osservare le regole e le norme in vigore, come del resto
le postulanti. Dopo un anno di noviziato, se la novizia si è mostrata
fedele, si può ammetterla a pronunciare i voti per un anno; questi devono
essere ripetuti per tre anni. Allora può già avere incarichi di
responsabilità, ma apparterrà al noviziato ed una volta alla settimana
deve partecipare alle lezioni assieme alle novizie e gli ultimi sei mesi li
passerà del tutto in noviziato, per prepararsi bene alla professione
solenne. Per quel che riguarda il vitto, non faremo uso di carne. il vitto sarà
tale che anche per questo i poveri non abbiano nulla da invidiarci. Tuttavia
nei giorni di festa ci potrà essere qualche differenza rispetto ai giorni
normali. Ci saranno tre pasti al giorno; osserveremo rigorosamente i digiuni
nello spirito primitivo e soprattutto i due grandi digiuni. Il vitto sia identico
per turte le suore, escludendo qualsiasi eccezione, in modo che la vita comunitaria
sia osservata in tutta la sua integrità, sia per il vitto che per il
vestiario, come per l'arredamento della cella. Però se qualche suora
si ammala, dovrà avere ogni miglior trattamento. Per quanto riguarda
la preghiera. Un'ora dì meditazione, santa Messa e santa Comunione, le
preghiere, due esami di coscienza, l'ulficio, il rosario, la lettura spirituale,
un'ora dì preghiera durante la notte. Per quanto riguarda l'ordine del
giorno e l'orario, si può far meglio quando cominceremo a vivere secondo
questo sistema. Ad un tratto udii nell'anima queste parole: « Ti assicuro
una entrata fissa con la quale vivrai. L'impegno tuo è una totale fiducia
nella Mia bontà, il Mio impegno è quello di darti tutto ciò
di cui hai bisogno. Divento Io stesso dipendente dalla tua fiducia; se la tua
fiducia sarà grande, la Mia generosità non conoscerà limiti
». Sul lavoro. Come persone povere, eseguiranno da sole tutti i lavori
che si debbono fare in convento. Ognuna deve rallegrarsi se le capità
un lavoro umiliante o contrario alla sua natura, poiché le sarà
d'aiuto per la propria formazione interiore. La superiora cambierà spesso
le mansioni delle suore ed in questo modo le aiuterà a staccarsi completamente
da quelle minuzie, alle quali le donne hanno una particolare tendenza ad affezionarsi.
In verità qualche volta mi vien da ridere quando vedo coi miei occhi
delle anime, che hanno lasciato cose veramente grandi, attaccarsi a delle cianfiusaglie
che non valgono nulla. Ogni suora starà per un mese in cucina, non escludendo
nemmeno la superiora. Provino tutte qualsiasi fatica può capitare
in convento, abbiano tutte sempre retta intenzione in tutto, poiché
al Signore le situazioni poco chiare non piacciono affatto. Si accusino
esse stesse delle mancanze esterne e chiedano la penitenza alla superiora; lo
facciano in spirito di umiltà. Si amino vicendevolmente di un amore superiore,
di un amore puro, vedendo in ogni consorella l'immagine dì Dio. La caratteristica
particolare di questa piccola congregazione è l'amore, e qui non restringano
il proprio cuore, ma vi racchiudano il mondo intero, dando concreta testimonianza
ad ogni anima per mezzo della preghiera secondo la propria vocazione. Se secondo
questo spirito saremo misericordiose, anche noi troveremo Misericordia.
Ognuna dovrebbe avere un grande amore per la Chiesa. Come una brava figlia che
ama la Madre prega per lei, così ogni anima cristiana deve pregare per
la Chiesa, che per lei è Madre. E che dire poi di noi religiose, che
ci siamo impegnate in modo particolare a pregare per la Chiesa? Quanto è
grande dunque il nostro apostolato, sebbene sia così nascosto. Queste
piccole cose quotidiane saranno deposte ai piedi di Gesù come un'offerta
di implorazione per il mondo. Ma, affinché l'offerta sia gradita a Dio,
deve essere pura e affinché l'offerta sia pura, il cuore deve liberarsi
da ogni attaccamento naturale ed indirizzare tutti i sentimenti verso il proprio
Creatore, amando in Lui tutte le creature, secondo la Sua santa volontà.
E se ognuna si comporta così, in spirito di fervore, apporterà
gioia alla Chiesa. Oltre ai voti vedo una regola importantissima, sebbene tutte
siano importanti; metto tuttavia questa al primo posto, ed è la regola
del silenzio. Per la verità, se questa regola venisse osservata rigorosamente,
sarei tranquilla anche per le altre. Le donne hanno una grande propensione a
parlare. In verità lo Spirito Santo non parla alle anime distratte e
ciarliere, ma per mezzo delle sue tacite ispirazioni parla alle anime raccolte,
alle anime silenziose. Se venisse osservato scrupolosamente il silenzio, non
ci sarebbero mormorazioni, amarezze, maldicenze, chiacchiere, non verrebbe
maltrattato l'amore del prossimo, in una parola molte mancanze verrebbero evitate.
Una bocca silenziosa è oro puro e dà testimonianza della
santità interiore. Ma ora desidero parlare subito della seconda regola,
cioè del « parlare ». Tacere quando si deve parlare
è un'imperfezione e talvolta anche un peccato. E perciò tutte
devono partecipare alla ricreazione, e la superiora non esoneri le suore dalla
ricreazione, se non per un motivo molto importante. La ricreazione sia allegra
nello spirito di Dio. Durante la ricreazione c'è la possibilità
di conoscersi a vicenda; ognuna esprima la propria opinione con semplicità
per l'edificazione delle altre, e non per una qualche superiorità, oppure,
Dio ne scampi, per bisticciare. Ciò sarebbe contrario alla perfezione
ed allo spirito della nostra vocazione che deve distinguersi per l'amore. Due
volte al giorno ci sarà una ricreazione di mezz'ora. Se qualche suora
ha infranto il silenzio è tenuta ad accusarsi subito alla superiora
ed a chiedere la penitenza; e la superiora per tale mancanza dia una penitenza
pubblica, poiché se si comporterà diversamente, dovrà rispondere
essa stessa davanti al Signore. Sulla clausura. Nei locali delimitati dalla
clausura non potrà entrare nessuno, senza una speciale autorizzazione
dell'Ordinario e ciò in casi eccezionali, come l'amministrazione dei
sacramenti alle ammalate o l'assistenza e la preparazione alla morte o
in occasione di funerali. Può capitare anche l'assoluta necessità
dì fare entrare dentro la clausura qualche operaio per riparazioni da
fare nel convento, ad ogni modo occorre ottenere prima una chiara autorizzazione.
La porta che conduce dentro la clausura deve essere sempre chiusa e la chiave
deve averla solo la superiora. Dell'andata in parlatorio. Nessuna suora può
andare in parlatorio senza un permesso speciale della superiora e la superiora
non deve concedere permessi per andare di frequente in parlatorio. Coloro che
sono morte per il mondo, non devono ritornarvi nemmeno con colloqui, ma se la
superiora ritiene opportuno che una suora vada in parlatorio, si attenga alle
seguenti norme: accompagni essa stessa quella suora, e se non può, incarichi
una sua sostituta, la quale è obbligata alla discrezione e non riferirà
quello che ha ascoltato in parlatorio, ma informerà dì tutto la
superiora. I colloqui devono essere brevi, a meno che un riguardo per la persona
non li prolunghi un po', ad ogni modo non deve mai venire scostato il panno
della grata, se non in casi eccezionali, come può capitare in seguito
ad una insistente richiesta del padre o della madre. Delle lettere. Ogni suora
può inviare lettere siggillate all'Ordinario dal quale dipende la casa.
All'infuori di ciò, per ogni lettera chiederanno il permesso e la
consegneranno aperta alla superiora, e la superiora deve regolarsi con
spirito d'amore e con prudenza. Essa ha il diritto d'inviarla o di trattenerla,
secondo quello che sarà per la maggior gloria di Dio, ma desidererei
tanto che questi scritti ci fossero il più raramente possibile. Aiutiamo
le anime con la preghiera e la mortificazione e non con gli scritti. Sulla confessione.
I confessori per la comunità, sia quello ordinario, che quello straordinario,
li assegna il Vescovo. Ci sarà un confessore ordinario che ascolterà
le confessioni di tutta la comunità una volta la settimana. Il confessore
straordinario verrà ogni tre mesi ed ogni suora è tenuta a presentarsi
a lui, anche se non intende fare una vera confessione. Sia il confessore ordinario
che quello straordinario non rimarranno in carica oltre i tre anni. Alla fine
del triennio ci sarà una votazione segreta ed in base a questa la superiora
sottoporrà la richiesta delle suore all'Ordinario. Ad ogni modo il confessore
può essere confermato per un secondo ed anche per un terzo triennio.
Le religiose si confesseranno vicino alla grata chiusa. Anche le conferenze
che verranno tenute alla comunità, si svolgeranno attraverso la grata
coperta da un panno scuro. Le suore non parleranno mai fra di loro della confessione
e dei confessori; preghino piuttosto per loro, affinché Dio li illumini
nel dirigere le loro anime. Della santa Comunione. Le suore non parlino del
fatto che una si accosta più di rado e un'altra più spesso alla
santa Comunione. Si astengano dall'emettere giudizi su questa materia, su cui
non hanno diritto di parlare. Ogni giudizio in merito appartiene esclusivamente
al confessore. La Superiora può interrogare una data suora, però
non al fine di conoscere il motivo per cui non si accosta alla santa Comunione,
ma allo scopo di facilitarle la confessione. Le superiore non si azzardino ad
entrare nell'ambito della coscienza delle suore. La superiora può
disporre che qualche volta la comunità offra la Comunione per una determinata
intenzione. Ogni suora deve preoccuparsi della massima purezza dell'anima, in
modo da poter accogliere ogni giorno l'Ospite divino. Una volta che ero entrata
in cappella, vidi i muri di una casa mezzo scombinata: le finestre erano prive
dì vetri, la porta non era ultimata, c'era solo l'intelaiatura. Tutto
ad un tratto sentii nell'anima queste parole: « Qui deve stare quel
convento ». Per la verità non mi piacque molto che dovesse
sorgere li, fra quelle rovine. Giovedì. Mi sono sentita molto sollecitata
a dare inizio al più presto all'opera, secondo il desiderio del Signore.
Quando mi sono accostata alla santa confessione, ho anteposto una mia opinione
all'opinione del confessore. In un primo momento non mi sono resa conto
della cosa, ma mentre facevo l'ora santa ho visto Gesù/ nell'aspetto
che ha nell'immagine, il quale mi ha detto che tutto ciò di cui parla
con me e quello che mi chiede, debbo comunicarlo al confessore ed alle superiore.
« E fa' soltanto quello per cui ottieni il permesso ». E
Gesù mi ha fatto conoscere quanto poco Gli piaccia un'anima che agisce
di proprio arbitrio. In quell'anima ho riconosciuto me stessa. Ho scorto in
me quest'ombra dì spirito arbitrario, mi sono gettata nella polvere davanti
alla Sua Maestà e col cuore spezzato Gli ho chiesto perdono. Gesù
però non ha permesso che rimanessi a lungo in quello stato d'animo, ma
un Suo sguardo divino ha riempito la mia anima dì una gioia così
grande, che non ho parole per esprimerla. Gesù poi mi ha fatto sapere
che debbo interrogarlo di più e consigliarmi con Lui. In verità
quanto è dolce lo sguardo del mio Signore, il Suo occhio penetra nella
mia anima fin negli angoli più segreti; c'è intesa fra il mio
spirito e Dio senza pronunciare nemmeno una parola, sento che Egli vive in me
e io in Lui. All'improvviso vidi quell'immagine in una piccola cappellina sconosciuta
e vidi che quella cappellina in un attimo divenne una chiesa grande e bella
e in quella chiesa vidi la Madonna col Bambino in braccio. Ad un tratto il Bambino
scomparve dalle braccia della Madonna e vidi l'immagine viva di Gesù
crocifisso. La Madonna mi disse di comportarmi come Lui, che, nonostante le
gioie, aveva sempre guardato intensamente la croce ed aggiunse che le grazie
che Iddio mi concedeva non erano soltanto per me, ma anche per le altre anime.
il Bambino Gesù che vedo durante la santa Messa, non è sempre
identico; talvolta è molto esultante e altre volte non guarda affatto
verso la cappella. Ora il più delle volte è lieto, quando celebra
la santa Messa il nostro confessore. Sono rimasta enormemente stupita nel vedere
quanto lo ami il Bambino Gesù. Qualche volta lo vedo con la fascia colorata.
Prima di venire a Wilno e prima di conoscere questo confessore, avevo visto
una volta una chiesa non grande e accanto ad essa questa comunità. Quel
convento aveva dodici celle, ogni religiosa doveva avere la sua cella a parte.
Vidi un sacerdote che mi aiutava nella sistemazione di quel convento e che poi
conobbi alcuni anni dopo, ma l'avevo già conosciuto in visione. Vidi
come sistemava tutto con grande dedizione in quel convento ed era aiutato anche
da un altro sacerdote, che finora non ho conosciuto. Vidi la grata di ferro,
dietro la quale c'era un panno scuro. In quella chiesa le suore non andavano.
il giorno dell'Immacolata Concezione della Madonna, durante la santa Messa,
sentii un fruscio di vesti e vidi la Madre Santissima risplendente e di una
bellezza straordinaria. Aveva una veste bianca con una sciarpa azzurra e mi
disse: « Mi dai una grande gioia quando adori la SS.ma Trinità
per le grazie ed i privilegi che mi ha concesso ». E scomparve
subito. Delle penitenze e delle mortificazioni. Al primo posto ci sono le mortificazioni
interiori, ma praticheremo anche mortificazioni esteriori, esattamente indicate
in modo che tutte possano praticarle. Esse sono: tre giorni alla settimana faremo
digiuno stretto. I giorni sono: venerdì, sabato e mercoledì.
Ogni venerdì, per il tempo necessario a recitare il salmo 50, il Miserere,
si sottoporranno alla disciplina, tutte alla stessa ora, nelle proprie celle.
L'ora indicata, le tre del pomeriggio, l'offriranno per i peccatori che
stanno per morire. Durante i due grandi digiuni come nei giorni del trimestre
nelle vigilie, il vitto sarà questo: durante il giorno un pezzo di pane
ed un po' d'acqua. Ciascuna procuri di praticare queste mortificazioni, che
sono prescritte per tutte, ma se qualche suora desidera qualche cosa dì
più, chieda il permesso alla superiora. Ed ecco un'altra mortificazione
generale: a nessuna suora è permesso entrare nella cella dì un'altra,
senza un permesso speciale della superiora; la superiora invece deve entrare
talvolta anche inaspettatamente nelle celle delle suore, non per una qualche
forma di spionaggio, ma in spirito d'amore e per la responsabilità che
ha davanti a Dio. Nessuna chiuderà nulla a chiave; la regola sarà
la chiave generale per tutte. Un giorno, dopo la santa Comunione, vidi all'improvviso
il Bambino Gesù che era accanto al mio inginocchiatoio e si reggeva
all'inginocchiatoio con entrambe le manine. Benché fosse presente
come un Bambino piccolo, la mia anima fu presa da timore e da paura, poiché
vedevo in Lui il mio Giudice, il mio Signore e Creatore, davanti alla cui santità
tremano gli angeli, e dall'altra parte la mia anima veniva inondata da un amore
ineffabile, sotto l'influsso del quale mi sembrava di morire. Vedo ora
che Gesù prima fortifica la mia anima e poi la rende idonea a trattare
familiarmente con Sé, poiché diversamente non potrei sopportare
quello che provo in quel momento. Il comportamento delle suore verso la superiora.
Tutte le suore rispettino la superiora come Gesù stesso, come ho ricordato
parlando del voto dell'obbedienza; trattino con lei con fiducia infantile, non
mormorino mai, non disapprovino i suoi ordini, poiché questo non piace
affatto al Signore. Ognuna si comporti con spirito dì fede nei confronti
delle superiore, chieda con semplicità tutto quello di cui ha bisogno.
Dio ce ne guardi e non si ripeta mai, anzi non avvenga mai, che qualcuna di
voi debba essere motivo di tristezza o di lacrime per la superiora. Ognuna sappia
che, come il quarto comandamento obbliga i figli a rispettare i genitori, lo
stesso è per una religiosa verso la superiora. Non è una buona
religiosa quella che si permette e osa giudicare la superiora. Siano sincere
con la superiora e le parlino con semplicità infantile di tutto e delle
loro necessità. Le suore si rivolgeranno alla loro superiora in
questi termini: « La prego, suora superiora ». Non le baceranno
mai la mano ed ogni volta che l'incontreranno lungo i corridoi, come pure quando
andranno nella cella della superiora, diranno: « Sia lodato Gesù
Cristo », facendo un lieve inchino col capo. Le suore fra di loro diranno:
«La prego suor... » aggiungendo il nome. Nei confronti della
superiora si comportino con spirito di fede e non con sentimentalismi oppure
con adulazione, cosa indegna di una religiosa e che la degraderebbe molto.
Una religiosa dev'essere libera come una regina e lo sarà se vivrà
con spirito di fede. Non dobbiamo ascoltare e rispettare la superiora perché
è buona, santa, prudente, no, non per questo, ma soltanto perché
per me occupa il posto di Dio ed ascoltando lei, obbedisco a Dio stesso. il
comportamento della superiora verso le suore. La superiora deve distinguersi
per l'umiltà e per l'amore verso ciascuna suora, senza alcuna eccezione.
Non si regoli sulla base della simpatia o dell'antipatia, ma secondo lo
spirito dì Cristo. Sappia che Iddio le chiederà conto di ogni
suora. Non faccia prediche alle suore, ma dia l'esempio di una profonda umiltà
e di rinnegamento di sé e questo sarà l'insegnamento più
efficace per le suddite. Sia risoluta, però mai aspra, abbia pazienza
se la importunano con le stesse identiche domande, anche se dovesse ripetere
cento volte la stessa cosa, ma sempre con la medesima calma. Cerchi di rendersi
conto delle necessità delle suore e non aspetti che le vengano a chiedere
questo o quello, poiché è differente l'indole delle anime. Se
s'accorge che qualche suora è triste oppure sofferente, cerchi di aiutarla
in tutti i modi e di confortarla; preghi molto e chieda lumi per sapersi comportare
con ognuna di loro, poiché ogni anima è un mondo diverso. Iddio
ha diversi modi di trattare con le anime, che talvolta per noi sono incomprensibilì
ed inconcepibili, perciò la superiora sia prudente per non danneggiare
l'azione di Dio in qualche anima. Non richiami mai le suore quando è
nervosa, inoltre i rimproveri debbono essere sempre accompagnati da parole
d'incoraggiamento. Occorre far capire ad un'anima che deve riconoscere
il proprio errore, ma non bisogna abbatterla. La superiora deve dìstinguersi
per l'amore concreto verso le suore; prenda ogni difficoltà sulle proprie
spalle; per alleggerire gli impegni alle suore, non pretenda alcun servizio
da parte delle suore, le rispetti come spose di Gesù e sia sempre pronta
a servirle sia dì giorno che di notte; sia più propensa a pregare
che a comandare. Abbia un cuore sensibile per le sofferenze delle suore ed essa
stessa studi e si concentri su di un libro aperto, Gesù Crocifisso. Preghi
sempre fervorosamente per impetrare luce, e soprattutto quando ha qualcosa d'importante
da decidere con qualche suora. Si guardi bene dall'entrare nell'ambito delle
loro coscienze, poiché in questo campo ha la grazia solo il sacerdote;
ma può capitare che qualche anima senta il bisogno di confidarsi con
la superiora. La superiora quindi può ricevere le confidenze dì
un'anima, ma non dimentichi il segreto, poiché nulla disgusta maggiormente
un ‘anima del fatto che si dica ad altri ciò che essa ha detto
in fiducia, cioè in segreto. Le donne hanno sempre la testa debole a
questo riguardo; di rado s'incontra una donna che abbia la mente di un uomo.
Procuri di essere profondamente unita a Dio e Dio governerà tramite lei,
la Madonna sarà la superiora di quel convento e noi saremo le Sue figlie
fedeli.
Oggi, dal primo mattino, una forza misteriosa mi spinge ad agire, non mi dà
pace nemmeno per un minuto; un ardore misterioso si è acceso nel
mio cuore che mi spinge all'azione, non riesco a contenerlo, è un martirio
silenzioso noto soltanto a Dio. Faccia di me quello che Gli piace, il mio cuore
è pronto a tutto. O Gesù, o mio carissimo Maestro, non allontanarTi
da me nemmeno per un istante. Gesù, Tu lo sai bene quanto io sono debole
da sola, pertanto la mia debolezza Ti obbliga a rimanere sempre con me. Una
volta ho visto Gesù con una veste chiara. Fu nella serra. «Scrivi
quello che ti dirò: Per Me è una delizia unirMi a te; attendo
con un grande desiderio e non vedo l'ora che giunga il momento in cui abiterò
sacramentalmente nel tuo convento. Il Mio Spirito riposerà in quel convento;
benedirò in modo particolare i dintorni dove il convento si troverà.
Per amore verso di voi allontanerò tutti i castighi che vengono equamente
inflitti dalla giustizia del Padre Mio. Figlia Mia, il Mio Cuore si è
piegato alle tue suppliche; il tuo compito ed impegno qui sulla terra è
quello di impetrare la Misericordia per il mondo intero. Nessun'anima troverà
giustificazione finché non si rivolgerà con fiducia alla Mia Misericordia
e perciò la prima domenica dopo Pasqua dev'essere la festa della Misericordia
ed i sacerdoti in quel giorno debbono parlare alle anime della Mia grande ed
insondabile Misericordia. Ti nomino dispensatrice della Mia Misericordia. Dì
al confessore che quest'immagine deve venire esposta in chiesa e non nel convento
dentro la clausura. Attraverso questa immagine concederò molte grazie
alle anime, perciò ogni anima deve poter accedere ad essa ».
O Gesù mio, Verità eterna, non temo nulla, nessuna difficoltà,
nessuna sofferenza; di una cosa soltanto ho paura, offendere Te. O Gesù
mio, preferirei non esistere piuttosto che rattristarTi. O Gesù, Tu sai
che il mio amore non conosce nessuno, soltanto Te, in Te è immersa l'anima
mia. Quanto dovrebbe essere grande il fervore di ogni anima che vive in questo
convento, se Iddio desidera abitare con noi. Ognuna ricordi che, se non siamo
noi anime consacrate a supplicare Dio a concedere Misericordia, chi Lo supplicherà?
Ogni suora arda come una pura vittima d'amore davanti alla Maestà di
Dio, ma per essere gradita a Dio, si unisca strettamente a Gesù; soltanto
con Lui, in Lui e per Lui, possiamo piacere a Dio.
Fin dal mattino il mio spirito fu immerso in Dio. La Sua presenza mi penetrò
da una parte all'altra. Verso sera, prima di cena, entrai un momento in cappella,
per scambiare l'oplatek con coloro che sono lontano, che Gesù ama molto
ed ai quali io debbo molta riconoscenza. Quando scambiai l'oplatek in spirito
con una certa persona, udii nell'anima queste parole: « Il suo cuore per
Me è il paradiso in terra». Quando uscii dalla cappella, in un
attimo m'investì l'onnipotenza di Dio. Compresi allora quanto Dio ci
ama. Oh, se le anime potessero rendersi conto di ciò e comprenderlo almeno
in parte!
La Messa di mezzanotte. Durante la santa Messa ho visto di nuovo il Bambino Gesù, straordinariamente bello, che allungava sorridendo le Sue manine verso di me. Dopo la santa Comunione ho sentito queste parole: « Io sono sempre nel tuo cuore, non solo nel momento in cui Mi accogli nella santa Comunione, ma sempre ». Ho vissuto queste feste in una grande gioia. O Santissima Trinità, Dio eterno, il mio spirito annega nella Tua bellezza; i secoli per Te sono nulla, Tu sei sempre lo stesso. Oh, quanto è grande la Tua Maestà! Gesù, quale è il motivo per cui nascondi la Tua Maestà, hai abbandonato il trono del cielo e dimori in mezzo a noi? Il Signore mi rispose: « Figlia Mia, l'amore Mi ha condotto qui e l'amore Mi trattiene. Figlia Mia, se sapessi che grande merito e ricompensa ha un atto di puro amore verso di Me, moriresti dalla gioia. Lo dico affinché ti unisca continuamente a Me per mezzo dell'amore, poiché questo è lo scopo della vita della tua anima; questo atto consiste in un atto di volontà. Sappi che un'anima pura è umile; quando ti umilii e ti annienti davanti alla Mia Maestà, allora t'inseguo con le Mie grazie, faccio uso della Mia onnipotenza per innalzarti » . Una volta che il confessore mi aveva dato per penitenza da recitare un «Gloria Patri », la cosa mi prese moltissimo tempo; ogni tanto cominciavo e non arrivavo a finire, poiché il mio spIrito stava unendosi a Dio e non riuscivo ad esser presente a me stessa. Infatti certe volte, nonostante la mia volontà, vengo investita dall'onnipotenza di Dio e sono tutta immersa in Lui tramite l'amore, ed in quei casi non so quello che avviene attorno a me. Quando dissi al confessore che quella breve preghiera mi prendeva talvolta moltissimo tempo e che certe volte non riuscivo a recitarla, il confessore mi disse di recitarla subito lì, nel confessionale. il mio spirito però era immerso in Dio e non riuscivo a pensare a quello che volevo, nonostante cercassi di sforzarmi. Allora il confessore mi disse: « La reciti con me ». Ripetei parola per parola, ma mentre ripetevo ogni parola, il mio spirito si immergeva nella Persona che avevo nominato. Una volta, parlando di un certo sacerdote, Gesù mi disse che questi anni sarebbero stati l'ornamento dei suoi anni di sacerdozio; i giorni della sofferenza sembrano sempre più lunghi, ma anch'essi passeranno, benché procedano così lentamente, che talvolta ci sembra che vadano quasi indietro, ma la loro fine verrà presto e poi ci sarà la gioia eterna ed inesprimibile. L'eternità... chi riesce a concepire ed a comprendere anche solo quest'unica parola che proviene da Te, o Dio ineffabile, cioè l'eternità? So che le grazie che mi concede Dio sono talvolta esclusivamente per certe anime. Questa consapevolezza mi dà una grande gioia, mi rallegro sempre del bene delle altre anime, come se lo possedessi io stessa. Una volta il Signore mi disse: « Mi feriscono di più le piccole imperfezioni delle anime elette, che i peccati delle anime che vivono nel mondo ». Mi rattristai molto per il fatto che Gesù dovesse soffrire a causa delle anime elette, ma Gesù mi disse: « Non finisce con queste piccole imperfezioni, ti rivelo un segreto del Mio Cuore, quello che soffro da parte delle anime elette: l'ingratitudine per tante grazie è il nutrimento continuo per il Mio Cuore da parte delle anime elette. Il loro amore è tiepido, il Mio Cuore non può sopportarlo, queste anime Mi costringono a respingerle da Me. Altre non hanno fiducia nella Mia bontà e non vogliono mai gustare la dolce intimità nel proprio cuore, ma Mi cercano chissà dove, lontano, e non Mi trovano. Questa mancaaza di fiducia nella Mia bontà è quella che Mi ferisce maggionmente. Se la Mia morte non vi ha convinti del Mio amore, che cosa vi convincerà? Spesso un'anima Mi ferisce mortalmente e in tal caso nessuno Mi consola. Fanno uso delle Mie grazie per offenderMi. Ci sono delle anime che disprezzano le Mie grazie e tutte le dimostrazioni del Mio amore; non vogliono ascoltare i Miei richiami ma vanno nell'abisso infernale. La perdita di queste anime, Mi procura una tristezza mortale. In questo caso, benché sia Dio, non posso aiutare in nulla l'anima, poiché essa Mi disprezza; essendo libera Mi può disprezzare, oppure Mi può amare. Tu, dispensatrice della Mia Misericordia, parla a tutto il mondo della Mia bontà e così conforterai il Mio Cuore. Molte più cose ti dirò, quando parlerai con Me nel profondo del tuo cuore; lì nessuno può ostacolare la Mia azione, lì riposo come in un orto chiuso».L'interno della mia anima è come un grande e magnifico mondo, in cui abita Iddio insieme a me. All'infuori di Dio nessun altro può accedervi. All'inizio di questa mia vita con Dio, ero oltremodo timorosa e cieca. il Suo bagliore mi aveva accecato e pensavo che Egli non fosse nel mio cuore, eppure erano momenti nei quali Iddio lavorava nella mia anima e l'amore diveniva più puro e più forte ed il Signore portò la mia volontà alla più stretta unione con la Sua santa volontà. Nessuno può comprendere quello che sto vivendo in questo magnifico palazzo della mia anima, dove dimoro continuamente col mio Amato. Nessuna cosa esterna mi ostacola nei rapporti familiari con Dio; anche se usassi i termini piu incisivi, questo e questo, non esprimerei nemmeno l'ombra di quello che prova la mia anima inebriata di felicità e d'amore inesprimibile, così grande e puro, quale è la sorgente dalla quale proviene, cioè Dio stesso. L'anima è totalmente imbevuta di Dio da parte a parte, lo sento fisicamente ed il corpo partecipa a questa gioia; sebbene capiti che le ispirazioni di Dio siano diverse nella stessa anima, tuttavia provengono dalla stessa identica fonte. Una volta vidi Gesù assetato e sul punto di svenire e mi disse: « Ho sete». Quando porsi l'acqua al Signore, la prese ma non bevve e scomparve subito. Era vestito come durante la Passione. “Quando rifletti su quello che ti dico nel profondo del cuore, ne ricavi un vantaggio maggiore di quello che avresti leggendo molti libri. Oh! se le anime volessero ascoltare la Mia voce, quando parlo nel profondo dei loro cuori, in breve tempo giungerebbero al massimo della santità”.
8.1.1936.
Quando andai dall'Arcivescovo e gli dissi che Gesù voleva da me che pregassi per impetrare la Misericordia divina per il mondo e che sorgesse una congregazione che impetrasse la Misericordia divina per il mondo e lo pregai perché mi concedesse l'autorizzazione per tutto quello che Gesù voleva da me, l'Arcivescovo mi disse queste parole: « Per quanto riguarda le preghiere, sorella, l'autorizzo, anzi l'esorto a pregare il più possibile per il mondo e ad impetrare per esso la Misericordia di Dio, poiché tutti abbiamo bisogno di Misericordia e certamente anche il confessore non le impedisce di pregare secondo questa intenzione. Per quanto riguarda questa congregazione attenda, sorella, che le cose si dispongano un po' più favorevolmente. Questa faccenda per sé è buona, ma non bisogna affrettarsi; se è volontà di Dio, un po' prima o un po' dopo si farà. Per qual motivo non dovrebbe esserci? Dopotutto ci sono tante diverse congregazioni, quindi anche questa sorgerà, se Dio lo vuole. La prego di stare pienamente tranquilla; il Signore può tutto. Procuri di stare strettamente unita a Dio e stia di buon animo ». Queste parole mi procurarono una grande gioia. Dopo che avevo lasciato l'Arcivescovo, udii nell'anima queste parole: « Per confermare il tuo spirito parlo attraverso i Miei rappresentanti, in conformità di quello che esigo da te, ma sappi che non sarà sempre così. Ti contrasteranno in molte cose e per questo si manifesterà in te la Mia grazia e che questa faccenda è Mia, ma tu non aver paura di nulla, Io sono sempre con te. Sappi ancora questo, figlia Mia, che tutte le creature, sia che lo sappiano, sia che non lo sappiano, sia che vogliano, sia che non vogliano, fanno sempre la Mia volontà». Una volta vidi all'improvviso Gesù che aveva un aspetto di grande Maestà e mi disse queste parole: « Figlia Mia, se vuoi creo in questo momento un nuovo mondo più bello di questo e passerai in esso il resto dei tuoi giorni ». Risposi: « Non voglio nessun mondo, io voglio Te, Gesù, voglio amarTi con lo stesso amore col quale Tu ami me, di una cosa Ti supplico, rendi il mio cuore capace di amarTi. Mi stupisco molto, Gesù mio, che Tu mi abbia fatto una simile domanda, infatti che ne farei di questi mondi, anche se me ne offrissi mille? Che profitto ne avrei? Tu sai bene, Gesù, che il mio cuore muore di nostalgia per Te; tutto quello che è al di fuori di Te, per me è nulla ». In quel preciso momento non vidi più nulla, ma una forza strana avvolse la mia anima ed un fuoco misterioso si accese nel mio cuore ed entrai in una specie di agonia per Lui ed inaspettatamente udii queste parole: « Con nessun'anima mi unisco, così intimamente e in questo modo, come con te, e questo per la profonda umiltà e l'amore ardente che hai per Me ». Una volta udii nell'anima queste parole: « Ho presente ogni palpito del tuo cuore; sappi, figlia Mia, che un solo tuo sguardo verso qualcun altro, Mi ferirebbe più di molti peccati commessi da un'altra anima » . L'amore scaccia la paura dall'anima. Da quando ho cominciato ad amare Iddio con tutto il mio essere, con tutta la forza del mio cuore, da quel momento è scomparsa la paura e, benché mi si parli in qualunque modo della Sua giustizia, non ho alcun timore di Lui, perché L'ho conosciuto bene. Dio è amore ed il Suo Spirito è la pace. Ed ora vedo che le mie azioni scaturite dall'amore, sono più perfette delle azioni che ho compiuto per timore. Ho posto la mia fiducia in Dio e non temo nulla, mi affido completamente alla Sua santa volontà, faccia di me quello che vuole, io in ogni caso Lo amerò sempre. Quando mi accosto alla santa Comunione, prego e supplico il Salvatore di voler frenare la mia lingua, affinché non offenda mai l'amore del prossimo. O Gesù, Tu sai quanto io desideri ardentemente nascondermi, affinché nessuno mi conosca, eccetto il Tuo dolcissimo Cuore. Desidero essere una modesta violetta nascosta tra l'erba, sconosciuta in un magnifico giardino recintato, dove crescono magnifiche rose e gigli. La bella rosa e lo stupendo giglio si vedono da lontano, ma per vedere la piccola violetta bisogna abbassarsi molto, solo il profumo la fa scoprire. Oh, come sono contenta di potermi nascondere così! O mio Sposo Divino, il fiore del mio cuore ed il profumo del mio amore puro sono per Te. La mia anima è immersa in Te, o Dio eterno. Dal momento in cui Tu stesso mi hai attratto verso di Te, o mio Gesù, più Ti conosco più ardentemente Ti desidero. Ho appreso nel cuore di Gesù che in paradiso, per le anime elette, c'è un paradiso a parte dove non possono entrare tutti, ma solo le anime elette. Una felicità inconcepibile nella quale sarà immersa l'anima. O Dio mio, non riesco proprio a descrivere questo nemmeno in minima parte. Le anime sono imbevute della Sua Divinità, passano da bagliore a bagliore in una luce immutabile, ma mai monotona, sempre nuova, ma che non cambia mai. O SS.ma Trinità, fatti conoscere alle anime! O mio Gesù, non c'è nulla di meglio per un'anima delle umiliazioni. Nel disprezzo c'è il segreto della felicità, quando l'anima viene a conoscere che è una nullità, la miseria personIficata e che tutto quello che ha di buono in sé, è esclusivamente dono di Dio. Quando l'anima si avvede che tutto quello che ha in sé le è stato dato gratuitamente e che di suo c'è solo la miseria, questo la mantiene continuamente umile davanti alla Maestà di Dio e Dio, vedendo l'anima in tale disposizione, l'insegue con le Sue grazie. Quando l'anima si sprofonda nell'abisso della sua miseria, Dio fa uso della Sua onnipotenza per innalzarla. Se c'è sulla terra un anima veramente felice, questa è soltanto un'anima veramente umile. All'inizio l'amor proprio soffre molto per questo motivo, ma Iddio, dopo che l'anima ha affrontato valorosamente ripetuti combattimenti, le elargisce molta luce, con la quale essa viene a conoscere quanto tutto sia misero e pieno di illusioni. Nel suo cuore c'è soltanto Iddio. Un'anima umile non ha fiducia in se stessa, ma pone la sua fiducia in Dio. Dio difende l'anima umile e Lui stesso s'introduce nelle sue cose segrete ed è allora che l'anima esperimenta la più grande felicità, che nessuno può comprendere. Una volta di sera venne da me una delle Suore defunte, che in precedenza era già stata da me alcune volte. Quando l'avevo vista la prima volta era in uno stato di grande sofferenza, poi man mano venne in condizioni di sempre minor sofferenza e quella sera la vidi splendente di felicità e mi disse che era già in paradiso. Mi disse inoltre che Dio aveva provato con quella tribolazione questa casa, poiché la Madre Generale aveva dubitato non prestando fede a quello che avevo detto di quest'anima. Ma adesso, in segno che solo ora è in paradiso, Iddio benedirà questa casa. Poi mi si avvicinò e mi abbracciò affettuosamente e disse: « Ora debbo andare ». Compresi quanto è stretto il legame che intercorre fra queste tre tappe della vita delle anime, cioè fra la terra, il purgatorio e il paradiso. Ho notato parecchie volte che Dio ha sottoposto a prove delle persone per il fatto che, come mi dice, non Gli piace l'incredulità. Una volta quando notai che Dio stava per provare un certo arciprete, che era mal disposto e non credeva a questa causa , ne fui addolorata e pregai Dio per lui ed il Signore gli alleviò le sofferenze. A Dio dispiace molto la diffidenza verso di Lui e per tale motivo alcune anime perdono molte grazie. La diffidenza di un'anima ferisce il Suo dolcissimo Cuore, che è pieno di bontà e di amore inesprimibile per noi. C'è una grande differenza col dovere del sacerdote, che talvolta non deve credere per poter accertare a fondo la veridicità dei doni o quelle grazie in una data anima; e quando lo fa per poter convincere meglio un anima e condurla ad una più profonda unione con Dio, ne avrà una grande, incalcolabile ricompensa. Ma non dare alcun peso e diffidare delle grazie di Dio in un'anima, per il solo fatto che non si riesce a sviscerarle ed a comprenderle col proprio cervello, questo non piace al Signore. Ho una gran pena per quelle anime che si imbattono in sacerdoti inesperti. Una volta un sacerdote mi chiese di pregare secondo la sua intenzione; promisi di pregare e chiesi una mortIficazione. Quando ottenni il permesso per una certa mortificazione, mi sentii spinta nell'anima a cedere a quel sacerdote per quel giorno tutte le grazie che la bontà di Dio mi aveva destinate. E pregai Gesù che si degnasse di mandare a me tutte le sofferenze e le tribolazioni esteriori ed interiori che quel sacerdote doveva soffrire quel giorno. Iddio accolse in parte questo mio desiderio e subito, non si sa come, cominciarono a venir fuori varie difficoltà e contrarietà, a tal punto che una delle Suore disse ad alta voce queste parole: « Il Signore deve entrarci in qualche modo in questa faccenda, poiché tutti ce l'hanno contro Suor Faustina ». I fatti riportati erano talmente infondati, che alcune suore li sostenevano ed altre li negavano ed io in silenzio li offrivo per quel sacerdote. Ma non finì qui; provai sofferenze interiori. Dapprima fui presa da un'indisposizione e da un'avversione verso le suore, poi uno strano dubbio cominciò a tormentarmi e non riuscii a concentrarmi per la preghiera, mentre varie questioni mi frullavano in testa dandomi preoccupazioni. Quando, vinta dalla stanchezza, entrai in cappella, un dolore misterioso compresse la mia anima e cominciai a piangere silenziosamente. Ad un tratto udii nell'anima questa voce: « Figlia Mia, perché piangi? Dopotutto ti sei offerta da sola per questa sofferenza. Sappi che quello che tu hai ricevuto per quell'anima, è una parte molto piccola. Egli soffre ancora di più » . E chiesi al Signore perché si comportasse a questo modo con lui. Ed il Signore mi rispose che lo faceva per la triplice corona che gli era stata destinata: della verginità, del sacerdozio e del martirio. E subito la gioia invase la mia anima, al pensiero della grande gloria che avrebbe ottenuto in paradiso. Allora recitai il Te Deum per questa particolare grazia di Dio, cioè per aver appreso che Iddio si comporta così con coloro che intende avere vicino a Sé. E pertanto sono niente tutte le sofferenze, in confronto a quello che ci attende in paradiso. Un giorno, dopo la nostra santa Messa, all'improvviso vidi il mio confessore che stava celebrando la santa Messa nella chiesa di San Michele, davanti all'immagine della Madonna. Era l'offertorio della santa Messa e vidi il Bambino Gesù che sistringeva a lui, come se fosse fuggito davanti a qualcuno e cercasse rifugio presso di lui. Tuttavia, quando giunse il tempo della santa Comunione, scomparve come al solito. Ad un tratto vidi la Madre SS.ma che Lo copri col suo manto e disse: « Coraggio, Figlio mio, coraggio, Figlio mio» , e disse ancora qualche cosa che non mi riuscì di sentire. Oh! come desidero ardentemente che ogni anima esalti la Tua Misericordia. Felice l'anima che invoca la Misericordia del Signore! Proverà quello che il Signore ha detto e cioè che la difenderà come Sua gloria. E chi oserà combattere contro Dio? Ogni anima esalti la Misericordia del Signore con la fiducia nella Sua Misericordia, per tutta la vita, e specialmente nell'ora della morte. Anima cara, non aver paura di nulla, chiunque tu sia; quanto più grande è il peccatore, tanto maggiore è il diritto che ha alla Tua Misericordia, o Signore. O bontà incomprensibile, Iddio per primo si abbassa verso il peccatore. O Gesù, desidero esaltare la Tua Misericordia per migliaia di anime. So bene, o Gesù mio, che debbo parlare alle anime della Tua bontà, della Tua inesprimibile Misericordia. Una volta che una certa persona mi aveva chiesto di pregare per lei, quando m'incontrai col Signore, Gli dissi queste parole: « Gesù, io amo in modo particolare le anime che ami Tu». E Gesù mi rispose con queste parole: « Ed io concedo grazie particolari a quelle anime, per le quali tu intervieni presso di Me ». Gesù mi difende in modo misterioso, questa è veramente una grande grazia di Dio, che sto sperimentando da parecchio tempo. Una volta che si era ammalata gravemente, tanto che ne mori, una delle Suore e si era riunita tutta la Comunità, e c'era anche il sacerdote che diede l'assoluzione all'inferma, vidi all'improvviso una moltitudine di spiriti delle tenebre. In quel momento, dimenticandomi che ero in compagnia delle Suore, presi l'aspersorio e li spruzzai con acqua benedetta e scomparvero subito. Ma quando le Suore giunsero in refettorio, la Madre Superiora mi fece notare che non avrei dovuto aspergere l'ammalata in presenza del sacerdote, al quale appartiene tale funzione. Accettai l'ammonizione in spirito di penitenza, ma so per esperienza che l'acqua benedetta reca un grande sollievo al moribondi. Mio Gesù, Tu vedi quanto sono debole da sola, perciò dirigi Tu stesso tutte le mie questioni. Sappi, o Gesù, che io senza di Te non m'accosto nemmeno ad un problema, ma con Te affronto le cose più difficili.
29.1.1936.
La sera, quando ero nella cella, ad un tratto vidi una grande luce e in alto in quella luce una grande croce grigioscura ed all'improvviso venni attratta vicino alla croce e l'osservai attentamente, ma non capii nulla e pregavo per comprendere cosa volesse significare. Improvvisamente vidi Gesù e scomparve la croce. Gesù era seduto su una grande luce, i suoi piedi e le gambe fino alle ginocchia erano immersi in quella luce in modo tale che io non li vedevo. Gesù si piegò verso di me, mi guardò amabilmente e mi parlò della volontà del Padre Celeste. Mi disse che « l'anima più perfetta e santa è quella che fa la volontà del Padre Mio, ma tali anime sono poche» . Guarda con un amore particolare l'anima che vive secondo la Sua volontà. E Gesù mi disse che io adempio la volontà di Dio in modo perfetto, cioè perfettamente e disse: « Per questo Mi unisco a te in modo così particolare e intimo e tratto familiarmente con te ». Iddio avvolge col Suo indicibile amore l'anima che vive secondo la Sua volontà. Compresi quanto sia grande l'amore di Dio per noi, quanto Egli sia semplice benché incomprensibile, quanto sia facile trattare con Lui, benché la Sua Maestà sia così grande. Con nessuno ho tale facilità di rapporto e tale libertà, come con Lui; neppure una madre naturale con un figlio sinceramente affezionato si comprendono così, come l'anima mia con Dio. Mentre ero in questa unione col Signore, ho visto due persone e non mi fu nascosto il loro intimo; è triste lo stato di queste anime, ma ho fiducia che anche loro finiranno col glorificare la divina Misericordia. Nello stesso momento vidi anche una certa persona ed in parte lo stato della sua anima e le grandi prove che Iddio manda a quest'anima. Tali sofferenze riguardavano la sua mente, ed in una forma così acuta, che ne provai dispiacere e dissi al Signore: « Perché agisci così con lui? ». Ed il Signore mi rispose: « Per la sua triplice corona ». Ed il Signore mi fece anche conoscere quale ineffabile gloria attende l'anima che è simile a Gesù sofferente su questa terra. Tale anima sarà simile a Gesù anche nella gloria. Il Padre Celeste onora e stima le nostre anime in quanto vede in noi la somiglianza col Figlio Suo. Compresi che tale somiglianza a Gesù ci viene data qui, sulla terra. Vedo delle anime pure ed innocenti, sulle quali Iddio esercita la Sua giustizia e queste anime sono le vittime che sostengono il mondo e completano ciò che è mancato alla Passione di Gesù. Di queste anime non ce ne sono molte. Sono enormemente felice che Iddio mi abbia concesso di conoscere simili anime. O Santissima TrInità, o Dio Eterno, Ti ringrazio per avermi fatto conoscere la grandezza e la differenza dei gradi di gloria che dividono le anime. Oh, che grande differenza c'è fra un grado di più profonda conoscenza di Dio! Oh, se le anime potessero saperlo! O mio Dio, se potessi conquistarne uno in più, sopporterei volentieri tutti i tormenti che hanno patito i martiri tutti insieme. Per la verità tutti questi tormenti mi sembrano nulla in confronto alla gloria che ci attende per tutta l'eternità. O Signore, immergi la mia anima nell'oceano della Tua Divinità e fammi la grazia di conoscerTi, poiché più Ti conosco, più ardentemente Ti desidero ed il mio amore per Te si rafforza. Sento nella mia anima una voragine insondabile, che soltanto Dio può colmare. Mi sciolgo in Lui come una goccia nell'oceano. Il Signore si è abbassato sulla mia miseria, come un raggio di sole su di una terra arida e sassosa. E tuttavia sotto l'influsso dei Suoi raggi la mia anima si è ricoperta di verde, di fiori e di frutti ed è divenuta un bel giardino per il Suo riposo. O mio Gesù, nonostante le Tue grazie, sento e vedo tutta la mia miseria. Comincio la giornata lottando e la termino lottando, appena rimuovo una difficoltà, al suo posto ne sorgono dieci da superare, ma non m'affliggo per questo, poiché so bene che questo è il tempo della lotta non della pace. Quando l'asprezza della battaglia supera le mie forze, mi getto come una bimba nelle braccia del Padre Celeste ed ho fiducia che non perirò. O mio Gesù, sono tanto propensa al male e questo mi costringe ad una vigilanza continua su di me, ma nulla mi scoraggia, ho fiducia nella grazia di Dio, che abbonda dov'è la più grande miseria. Fra le più grandi difficoltà e contrarietà non perdo la serenità interiore, né all'esterno l'equilibrio e questo scoraggia gli avversari. La pazienza nelle contrarietà rafforza l'anima.
1.III.1936.
In questo giorno, durante la santa Messa, si è impossessata di me una forza misteriosa ed una smania che mi sollecita a dare inizio all'esecuzione dei desideri di Dio.Inoltre mi è stata data una comprensione così limpida delle cose che il Signore vuole da me, che per la verità se mi giustificassi dicendo che non capisco qualche cosa di quello che esige da me il Signore, mentirei. Il Signore infatti mi ha fatto conoscere la Sua volontà in maniera evidente e chiara e non ho per questo un'ombra di dubbio. Ed ho capito che sarebbe la più grande ingratitudine rimandare ancora questa questione, che il Signore vuole concludere per la Sua gloria e per il bene di un gran numero di anime, e si serve di me come di un povero strumento, per mezzo del quale deve realizzare il Suo eterno disegno di Misericordia. In verità sarebbe veramente ingrata la mia anima, se si opponesse più a lungo alla volontà di Dio. Ormai più nulla mi trattiene da ciò, né la persecuzione, né le sofferenze, né gli scherni, né le minacce, né le suppliche, né la fame, né il freddo, né le lusinghe, né le amicizie, né le contrarietà, né gli amici, né i nemici, né le cose che sto vivendo ora, né quelle che verranno, né l'odio dell'inferno. Nulla mi può impedire di compiere la volontà di Dio. Non faccio affidamento sulle mie forze, ma sulla Sua onnipotenza, poiché se mi ha fatto la grazia di conoscere la Sua santa volontà, mi concederà anche la grazia di poterla compiere. Non posso tralasciare di dire quanto si opponga a questa mia aspirazione la mia propria bassa natura, che avanza le sue pretese e provoca talvolta una lotta così accanita nella mia anima che, come Gesù nell'Orto degli Ulivi, così anch'io grido all'Eterno Padre: « Se è possibile, passi da me questo calice; tuttavia non quello che io voglio, ma quello che vuoi Tu, Signore. Sia fatta la Tua volontà ». Non è tutto segreto per me quello che dovrò passare, ma, con piena consapevolezza, accetto tutto quello che mi manderai, o Signore. Ho fiducia in Te, o Dio misericordioso e desidero mostrare io per prima, quella fiducia che esigi dalle anime. O Verità eterna, aiutami ed illuminami lungo le strade della vita e fa' che si adempia in me la Tua volontà. Non desidero nulla, solo fare la Tua volontà, o mio Dio; non importa se mi sarà facile o mi sarà difficile. Sento che una forza misteriosa mi spinge ad agire; una sola cosa mi trattiene, la santa obbedienza. O mio Gesù, mi sproni e dall'altra parte mi reggi e mi freni. O Gesù mio, anche in questo sia fatta la Tua volontà. In una situazione simile durai per alcuni giorni ininterrottamente, le forze fisiche cominciarono a venirmi meno. Benché non avessi detto nulla di ciò a nessuno, tuttavia quando la Madre Superiora notò la mia sofferenza, disse: « Ho notato che lei, sorella, è cambiata e molto pallida ». E mi raccomandò di andare a riposare prima e di riposare più a lungo ed ordinò che la sera mi portassero una tazza di latte caldo. Il suo cuore premuroso e veramente materno avrebbe voluto aiutarmi, però le cose esterne non influiscono sulle sofferenze dello spirito e non procurano molto sollievo. Nel confessionale attinsi forza e consolazione venendo a sapere che ormai non avrei atteso a lungo per intraprendere l'azione. Giovedì, quando andai nella cella, vidi sopra di me un'Ostia sacra in una grande luce. All'improvviso udii una voce, che mi sembrava uscisse da sopra l'Ostia: « In Essa sta la tua forza: Essa ti difenderà ». Dopo queste parole la visione scomparve, ma una forza misteriosa entrò nella mia anima ed una strana luce mi fece conoscere in che consiste il nostro amore verso Dio, e cioè nel fare la Sua volontà. O Santissima Trinità, o Dio eterno, desidero risplendere nella corona della Tua Misericordia, come una minuscola pietra, la cui bellezza dipende dalla luce del Tuo raggio e della Tua inimmaginabile Misericordia. Tutto ciò che c'è di bello nella mia anima, è Tuo, o Dio, io, per quanto ho di mio, sono sempre una nullità. All'inizio della Quaresima chiesi al mio confessore di assegnarmi una mortificazione per quel periodo ed ottenni quella di non ridurmi le vivande, ma di meditare durante i pasti sul fatto che Gesù in croce accettò aceto misto a fiele. « Questa sarà la mortificazione ». Non pensavo che ne avrei ritrovato un così grande vantaggio per la mia anima. Il vantaggio consiste nel fatto che medito continuamente sulla Sua dolorosa Passione e quando prendo i pasti, non distinguo quello che mangio, ma sono occupata a pensare alla morte del mio Signore. All'inizio della Quaresima chiesi anche che mi venisse cambiato l'esame particolare di coscienza ed ottenni questo: di compiere quello che faccio con la pura intenzione di riparare per i peccatori. Ciò mi mantiene in una continua unione con Dio e questa intenzione perfeziona le mie azioni, poiché tutto quello che faccio, lo faccio per le anime immortali. Tutte le pene e tutte le fatiche sono nulla, quando penso che servono a ricondurre a Dio delle anime di peccatori. Maria è la mia Maestra, che m'insegna sempre come vivere per Iddio. O Maria, il mio spirito s'illumina nella Tua mitezza e umiltà. Una volta che entrai in cappella per cinque minuti di adorazione e pregai per una certa persona, compresi che non sempre Dio accerta le nostre preghiere per quelle anime per le quali noi preghiamo, ma le destina per altre anime e non portiamo loro sollievo nelle pene che soffrono nel fuoco del purgatorio. La nostra preghiera però non va perduta. il rapporto confidenziale dell'anima con Dio. Iddio si avvicina all'anima in una maniera particolare, nota solo a Dio e all'anima. Nessuno si accorge di questa unione misteriosa; in questa unione primeggia l'amore e solo l'amore fa tutto. Gesù si dà all'anima in un modo soave, dolce, e nel Suo profondo c'è la quiete. Gesù le concede molte grazie e la rende capace di condividere i suoi pensieri eterni e talvolta rivela all'anima i suoi divini intendimenti. Quando il Padre Andrasz mi disse che sarebbe bene che nella Chiesa di Dio ci fosse un gruppo di anime che impetrassero la divina Misericordia, poiché in verità noi tutti abbiamo bisogno di questa Misericordia, dopo queste sue parole, una luce singolare penetrò nella mia anima. Oh, quanto è buono il Signore!